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Fotografia outdoor - Uno stato meditativo?

Ho deciso di scrivere questo articolo per capire in quanti di voi fotografi percepite la fotografia nel mio stesso modo.

Il titolo che ho voluto dare a questo articolo non è un caso, infatti credo che la fotografia, in particolar modo la fotografia outdoor, sia un perfetto mezzo di conoscenza interiore.


Mi sono chiesto... Perché fotografiamo?

Fotografiamo per apparire ciò che vorremo essere, per dire "ci sono anche io" e per provare l'illusione che la nostra presenza di un momento sia reale per sempre. Purtroppo vedo sempre di più che scattare una fotografia e quindi immortalare un momento sia più importante che viverlo. Non ci fermiamo mai di fronte a un momento per viverlo ma siamo sempre e costantemente presi dalla necessità di congelarlo. Fotografiamo in modo distratto, lontani dalla realtà e del tutto inconsapevoli di ciò che stiamo vivendo.


Quando avviciniamo l'occhio al mirino ci vediamo catapultati all'interno di un mondo, ci sentiamo parte di questo mondo ma non dedichiamo il giusto tempo per osservarlo. Non diamo ascolto a ciò che ci circonda. Siamo così presi dalla necessità di acquisire e quindi "possedere" nuove immagini che non diamo ascolto a ciò che l'ambiente ha da raccontarci.


Prima di tutto un'immagine deve essere ascoltata e per essere ascoltata dobbiamo essere in grado prima di ascoltare noi stessi per riuscire ad imporre la nostra personale impronta su ciò che osserviamo. Senza osservare, ogni immagine risulta agli occhi di chi concepisce la fotografia come veicolo di emozioni semplicemente piatta, priva di una voce propria.


Una fotografia è necessario concepirla, ascoltarla e osservarla. Come? Entrando in sintonia con noi stessi e creando una sinergia tra noi e l'ambiente. L'immagine non nasce dal momento in cui la scattiamo, anzi quello è il momento in cui muore e viviamo l'illusione di aver fermato il tempo congelandone il significato ma nasce da un'emozione che in primis la coltiviamo in noi stessi.


A presto,

Fra









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